DINO

Da un piccolo paese italiano al cuore delle performance ciclistiche e motociclistiche

Dino Signori non è stato solo il fondatore di SIDI, ma una figura chiave capace di lasciare un segno profondo nel ciclismo e nel motociclismo. Con una visione innovativa e una continua voglia di sperimentare, ha introdotto soluzioni che hanno trasformato il modo di andare in bici e in moto, di competere e di proteggersi.

Per lui non si trattava semplicemente di creare prodotti, ma di rispondere a esigenze concrete, migliorare il rapporto tra atleta e mezzo e contribuire all’evoluzione dello sport.

 

Di seguito, Dino Signori raccontato e ricordato dalle parole di Pier Augusto Stagi.





LE RADICI

Una vita a lavorar con le mani e con il cuore, pensando ai piedi: degli altri. Quante suole consumate, ma soprattutto quante da cucire. Una in fila all’altra, in piena guerra, con le bombe che tolgono l’appetito, e la fame che morde lo stomaco. Anni di vita agra, prima con l’incoscienza di un bimbo che per gioco incomincia subito a lavorare con i grandi, e poi con la speranza e la consapevolezza che il domani gli avrebbe riservato un mondo migliore.

 


IL TALENTO IN CORSA

Corre forte Dino, e ha i numeri per poter diventare qualcuno anche in sella alla sua “Freccia d’oro”. Corre in pratica fino al ’55, categoria dilettanti. Vince anche 22 gare. Nella sua ultima stagione ne corre 17 e ne vince 11: il ragazzo ha stoffa. Fisico possente da grande passista, e spunto da “finisseur”, capace di tramortire tutti con le sue brucianti progressioni. «Ero bravo a rilanciare l’azione, a non mollare e a tenere una velocità elevata per lungo tempo».




LA NASCITA DI SIDI

Dino Signori inizia l’anno recandosi alla Camera di Commercio di Treviso per registrare la sua società. A dargli una mano per espletare le cosiddette questioni burocratiche, un impiegato della banca Cattolica di Cornuda. Il nome glielo suggerisce invece tal Bruno Bruga, disegnatore pubblicitario con la passione per gli aerei, che gli consiglia di chiamare la società SIDI, da Signori Dino. Detto fatto. Il 18 gennaio 1960 nasce ufficialmente la SIDI.


IL VORTICE: IDENTITÀ E VISIONE

«Solo più avanti verrà fatto anche come simbolo il vortice, un logo che mi appartiene profondamente e riesce a riassumermi alla perfezione. In quel vortice rosso c’è il mio carattere, il mio temperamento e soprattutto la mia passione. Ma occupandomi sostanzialmente di biciclette e motociclette, un vortice è anche simbolo di mobilità, velocità e dinamica: velocità di pensiero e di meccanica».




L'INCONTRO CHE CAMBIA TUTTO

«Nel ’66 si presenta un bel giorno un ragazzo sveglio come pochi e capace di vendere come nessuno: Rodolfo Barbazza, per tutti Rudy. Ci conosciamo già da un po’, ma per un certo periodo ci eravamo persi di vista perché lui era andato a cercar fortune in Argentina. Rudy è sempre stato un tipo dalla simpatia contagiosa: lui segnerà la svolta della mia vita di industriale. Anzi, grazie a lui e alle mie intuizioni, da “scarpaio”, divento nel breve volgere di tempo davvero un piccolo industriale. Rudy è tipo sveglio, svelto, simpatico e onesto: non si potrebbe pretendere di più. Se si lavora con certe persone, si è davvero in una botte di ferro. Lui mi ha davvero aiutato a crescere come pochi altri. Io faccio dei buoni prodotti, lui li piazza in ogni angolo del mondo: è la chiave di volta. È la svolta».

Nell’anno della contestazione, sul finire del 1968, Dino si trova davanti ad un altro ragazzo intraprendente che ha voglia di fare e soprattutto ha voglia di portare il marchio SIDI in un nuovo mercato: quello del motocross.


IL PRIMO STIVALE, LA LEGGENDA

«Così creo anche il primo stivaletto per Giacomo: è il 1969, a lui dedico il “Corsa special Agostini”, uno stivale da strada in vitello palmellato con chiusura lampo posteriore. Giacomo ne è subito entusiasta e io ho la gioia e l’onore di poter sviluppare questo stivaletto con lui. Giacomo passa spesso da queste parti. A Pederobba, appena sopra Cornuda, aveva degli interessi e quando poteva passava da me e Rudy a trovarci e a scambiare due parole. Lui è stato anche la mia prima sponsorizzazione in ambito pista. Lo pagavo con delle royalties di ciò che vendevo: credetemi, di stivaletti Agostini ne ho venduti davvero molti».

 




L'INNOVAZIONE CHE CAMBIA IL CICLISMO

Vende la macchina che serviva a fare gli stampi in poliuretano, e si mette a produrre scarpette da ciclista. La prima è un piccolo capolavoro e segnerà la storia del ciclismo: nasce la tacchetta mobile. Addio chiodini. Basta indossare la scarpetta e porre il piede sul pedale, lasciando la tacchetta mobile un po’ morbida tanto da prendere la giusta misura e poi stringere le viti con una chiave a brugola. Il gioco è fatto! «La prima scarpetta che realizzo, frutto delle mie prime riflessioni, è la “Titanium”. Interamente disegnata e progettata dal sottoscritto… Per questo un corridore del calibro di Francesco Moser è stato come il cacio sui maccheroni. Con lui ho instaurato subito un grandissimo rapporto di amicizia, al punto che è diventato davvero uno di famiglia. Francesco aveva le chiavi di casa mia e quando transitava in zona per andare a Venezia a prendere l’aereo si fermava sempre da me: aveva la sua camera dove potersi accomodare».


CAMPIONI E AMICIZIE VERE

Uno dei grandi testimonial di SIDI: Miguel Indurain. Vincitore di cinque Tour de France, due Giri d’Italia, campione mondiale a cronometro e oro olimpico contro il tempo, oltre che primatista del record dell’ora. Un rapporto di profonda amicizia quella tra Dino Signori e Miguel Indurain, che per anni, anche dopo le corse, è sempre rimasto testimonial e tester dei prodotti SIDI.



DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA

Segni particolari? Il tacco. Loris Capirossi ha sempre voluto un tacco un po’ forte, fatto in un certo modo, per fermare bene il piede nella pedana. «Con Dino abbiamo anche sviluppato i doppi fondi, che ovviavano all’usura dello stivale. Quando l’ho conosciuto? Credo 20/25 anni fa: me lo presentò il mitico Rudy Barbazza».

E ancora: «Senza togliere niente a nessuno, dalla SIDI hanno copiato tutti. Si può dire quello che si vuole, ma le maggiori innovazioni sono arrivate da questa azienda che è un vero fiore all’occhiello della nostra industria. Che tipo è Dino? Apparentemente un burbero, ma ha un cuore grande così. È difficile trovare persone così preparate, generose e disponibili. Ha il suo bel carattere, quello sì, ma basta non prenderlo in giro e ci si va d’amore e d’accordo per tutta la vita o quasi».

 


L'UOMO DIETRO L'AZIENDA

«Il signor Dino - così lo chiama con rispetto Tony Cairoli, campione di prima grandezza nel motocross - l’ho incontrato in diverse circostanze: quando c’era da esporre un problema o un’idea, Dino era sempre disponibile. Lui mi ha sempre trattato come un figlio. Attento e scrupoloso, ma soprattutto rigoroso. Il bello di questa azienda sono la familiarità e il rigore industriale. Il massimo che si possa sperare di trovare. E io che ho avuto questa fortuna, sono felice che siano ancora al mio fianco».

 



LA FORZA DELLE IDEE

«Ho sempre fortemente creduto nella forza delle idee, nel pensiero positivo, nell’evoluzione delle cose. Ho sempre creduto nella forza delle tradizioni e della storia, ma ancor di più nella forza dirompente dell’innovazione, che fa la storia e la segna profondamente, tanto da diventare, in taluni casi, tradizione».

 


MADE TO PROGRESS

«La vita è una competizione. Io ho sognato di diventare corridore, poi la vita mi ha portato a competere, tutti i santi giorni, giù di sella. Ma la vita industriale è competizione. Anche se credo nella “cooperazione” che diventa anche “competizione”. Può sembrare una contraddizione in termini, cooperare e competere, ma da soli si può far ben poco. Si arriva fino ad un certo punto, poi occorre fare squadra, diventare sistema».


LA COSTANTE RICERCA DELLA PERFORMANCE ATTRAVERSO L'INNOVAZIONE


LA SCARPA DA CICLISMO CON TACCHETTA REGOLABILE

Dopo aver lasciato le competizioni ed essere tornato a pedalare anni più tardi, Dino iniziò a soffrire di dolori alle ginocchia. Invece di considerarli una conseguenza inevitabile, li vide come un problema da risolvere. Da qui nacque la prima scarpa con tacchetta regolabile, progettata per permettere ai ciclisti di adattare con precisione la posizione del piede. Il risultato: più comfort, meno stress fisico e migliori prestazioni. Un passo decisivo verso calzature più ergonomiche e basate su principi biomeccanici.


LO STIVALE DA MOTOCROSS CON CHIUSURA A FIBBIE

Dino fu tra i primi a introdurre uno stivale da motocross con chiusura a fibbie, segnando un netto miglioramento rispetto ai sistemi tradizionali. Questo tipo di chiusura garantiva una regolazione più sicura e uniforme, mantenendo stabilità e supporto per tutta la durata della guida. Un’innovazione semplice ma rivoluzionaria, che migliorò controllo e affidabilità nelle condizioni più impegnative.

 



LA SCARPA CON CHIUSURA A FIBBIA

Con l’introduzione della chiusura a fibbia, Dino portò la regolazione della calzata a un nuovo livello di precisione. I ciclisti potevano stringere o allentare la scarpa in modo rapido e preciso, anche durante la pedalata, ottenendo una calzata più personalizzata e orientata alla performance. Questa soluzione ridefinì comfort, stabilità e praticità nelle scarpe da ciclismo ad alte prestazioni.


IL SISTEMA DI CHIUSURA A ROTORE

Nel 1989, molto prima che diventasse uno standard, Dino ideò un sistema di chiusura avanzato basato su micro-regolazioni. Pensato inizialmente per gli scarponi da sci, il concetto si rivelò ancora più efficace nel ciclismo, dove fino ad allora la tensione della scarpa restava invariata per tutta la gara. Questo sistema aprì la strada a una regolazione dinamica, permettendo agli atleti di adattarsi in tempo reale alle diverse esigenze.



LO STIVALE DA MOTO CON CONTROLLO DI IPERESTENSIONE E IPERFLESSIONE

La sicurezza è sempre stata al centro della visione di Dino. Da qui lo sviluppo di uno stivale dotato di meccanismi in grado di limitare iperestensione e iperflessione, riducendo il rischio di infortuni senza compromettere la libertà di movimento. Un’evoluzione importante nel campo delle calzature protettive, che unisce performance e tutela del pilota.

 


LA SCARPA CON CHIUSURA CENTRALE E SUPPORTO REGOLABIE DEL TALLONE

Dino sviluppò anche una scarpa con chiusura centrale, pensata per offrire un profilo più aerodinamico e ridurre il rischio di urti o interferenze. Abbinata a un sistema di supporto del tallone regolabile, garantiva una calzata più stabile, sicura e precisa. Ancora una volta, un esempio concreto della sua capacità di unire innovazione tecnica e attenzione alle esigenze reali degli atleti.